Movimento. Penso sia la prima forma di cura per la mente e il corpo. Avevo iniziato con il metal detecting da 3 anni quando mi hanno diagnosticato la SM. Semplicemente ho continuato a lavorare, ad allenarmi fisicamente e a uscire nei boschi con il mio metal detector per dissotterrare la storia. Dopo alcuni problemi improvvisi di linguaggio, stabilità e simili, privatamente ho fatto parecchi esami, ma nonostante la presenza di lesioni di quasi ovvia natura, c’è stata incompetenza da parte del neurologo, che ha millantato come grave la situazione senza pensare di mandarmi subito in un centro specialistico. Ho pensato: “Se devo morire, peggiorare o roba simile, tanto vale che io continui con ciò che mi piace e insegni a mio figlio come si affronta la vita a testa alta!”. Io non sclero, anzi, scherzo sui problemi e li neutralizzo (Leesa è il mio soprannome perché, letto all’italiana, è “lesa” come le lesioni; all’inglese si può leggere Lisa, che è il mio nome). Paradossalmente la SM mi ha dato anche la forza di affrontare un divorzio a cui rinunciavo per il “bene” del bambino. Ho iniziato a farmi i tattoo che tanto desideravo e ho sfoggiato ancora più blu nei miei capelli colorati. Mia zia ha assunto un ruolo importante, avendo la mia stessa malattia: mi ha portato la sua esperienza e si è riavvicinata a me dopo anni. Hobby, amici, amore, figli, lavoro: non serve aggrapparsi a loro, ma coltivarli e crescere come persone facendolo. Auguro il meglio a tutti voi che mi leggerete!