Storie di progetti e sogni
che non si fermano con la Sclerosi Multipla

Quel cassetto era così pieno da non aprirsi più. Strattono e me lo ritrovo in mano. Lo svuoto. Nel fondo, dei fogli ingialliti. Anno 2005, il manoscritto del mio primo ricovero in ospedale. Vedo scarabocchi, appunti. Tornare a quelle pagine mi aiutava sempre, dipanando tutte le emozioni aggrovigliate in fondo al cuore dopo aver sentito per la prima volta le Due Parole: Sclerosi Multipla. Sono state due parole a stravolgere la mia esistenza e, al tempo stesso, le parole l’hanno salvata, insegnandomi il valore della condivisione. Ora spuntano due disegni dai tratti infantili. Un viso tondo con gli occhi grandi, i cuori intorno e i capelli ricci. Io. Disegnata dai miei figli. Loro hanno fatto uscire la versione migliore di me, insegnandomi che ai sogni non dobbiamo smettere di credere. Sotto, una foto sgualcita di una ragazza su un cavallo nero. La me del prima, la me che pensavo scomparsa. Invece no. A cavallo ci sono risalita, guardando in faccia la paura e pensando che sì, lei è lì, ma non per questo è tutto finito. Infine due gettoni rosa con la scritta d’oro sbiadita “L’Amor Express”. Avanzi di un pomeriggio al lunapark con mia sorella. Ci rivedo chi mi è sempre stato a fianco, a volte in silenzio, ma senza mai andare via. Un nome evocativo: Amor Express. Ed è davvero così: è proprio l’amore il motore di tutto. La forza che mi ha spinta nonostante tutti i nonostante. Come in quella giostra, il cui nome, a distanza di una vita, ancora mi fa brillare l’anima.