E proprio quando non sono in programma, all’improvviso, le lacrime continuano a solcare il viso: succede quando un ricordo si fa avanti, quando cerca il proprio posto tra le mille cose che offuscano la mente, tra il caos e il frastuono dei giorni che passano. Un luogo, una canzone, un’immagine, un odore, una situazione creano quel legame tra ora e passato, quella connessione che in questo modo diventa vera e reale, che unisce due realtà e il dolore riaffiora vivido, intenso, presente. Lascia sempre senza fiato, nell’impossibilità di proferire suoni, nell’impossibilità di alzare la testa, nell’impossibilità di sentirti capace di pensare a domani. Ma lo stesso dolore è sempre ricco di una nuova visione di te, di me e di noi. Il trascorrere del tempo ridefinisce il nostro affetto e questo si fa grande: mi permette di avere la forza per continuare a sperare e immaginare la vita senza di te al mio fianco. Credo sia in questo modo che un grande affetto non muore mai, non si dimentica, non ti lascia sola ma si rigenera e si ricrea: avere l’ardire di attraversare il dolore della perdita fisica apre alla possibilità di continuare a vivere di quell’amore, sempre. Ciao papi.