Storie di progetti e sogni
che non si fermano con la Sclerosi Multipla

In un musical famoso Julie Andrews canta: “Se son triste, infelice e non so il perché, io penso alle cose che amo di più e torna il seren per me”. Vorrei che la mia cassetta degli affetti assomigliasse a queste parole e sospetto che dovrebbe avere le dimensioni della borsa di Mary Poppins che, all’occorrenza, contiene anche un lampadario! Nella mia scatola non mancherebbe la bambola Pigotta, simile a quella che avevo da bambina, regalata dai miei genitori poco prima di avere le prime parestesie alla parte destra del corpo: da quel Natale veglia su di me. Una calamita in cui Matteo, mio nipote, è vestito da sceriffo Woody di Toy Story. Il frammento di un video nel quale ho quattro o cinque anni e sorrido a mio papà, con qualche dente da latte in meno. Un orsetto che ho trovato sul frigorifero di mia zia, dopo che è mancata. Sulla pancia una scritta riporta: “Allegria!”. Assomiglia molto a ciò che è stata. La videocassetta di Bianco, rosso e Verdone. Tanti momenti vissuti con le infermiere, i neurologi, le fisioterapiste, la psicologa, i miei vecchi compagni di terapia. Un istante da rivivere insieme a tutti i cani e i gatti che ho avuto, uno più lungo per abbracciare e ringraziare Maggie, per avermi accompagnata nei primi otto anni dalla diagnosi. Una foto dei miei genitori giovani: sorridono, con degli amici, mentre mio papà mette i dischi in una discoteca di provincia. Una macchinina con la quale mi muovevo in giardino da piccola, rossa e gialla. I miei rollerblade.