SM, Sua Maestà. Così la definiva una giornalista anni fa, quando leggevo i suoi articoli su un giornale e non immaginavo che la sua malattia sarebbe stata anche la mia. Eppure qualcosa mi attirava nei suoi racconti, come quando qualcosa ci fa paura: dovrebbe allontanarci, però ci chiama e c’è un perché. Ho imparato a lasciarle il suo spazio perché ha bisogno di affermarsi, è vanitosa. Vuole essere riconosciuta e rispettata. Anche quando è silente non si può fare l’errore di sottovalutarla. Quando dico di avere la sclerosi multipla, la reazione in chi mi ascolta è sempre di panico. Invece, quando mi sento pronunciare queste parole, mi viene da sorridere perché so già come continuerà la frase, ovvero dicendo che va benissimo così. Ho la sclerosi multipla e non è più lei ad avere me. Questo è il pensiero che mi fa stare bene e che ripongo con cura nella cassetta degli affetti.