Storie di progetti e sogni
che non si fermano con la Sclerosi Multipla

La mia cassetta degli affetti Nella mia cassetta degli affetti non c’è “un lucchetto”: si apre da sola, come certe conchiglie che il mare abbandona sulla riva quando decide che è tempo di condividere un segreto. Dentro, ogni cosa ha un odore, un suono, un nome. Ogni cosa è un porto. La prima è l’amicizia. Quella che, come scriveva Emily Dickinson, “è la cosa con le piume che si posa sull’anima”, ma che a volte ha anche il passo pesante di chi ti raggiunge correndo perché ha capito che stai per crollare. Gli amici sono la mia bussola: “Nessun uomo è un’isola”, ricordava John Donne, e io lo so bene, perché senza di loro sarei un arcipelago disperso. Nella cassetta ci sono le loro risate, i messaggi arrivati all’alba, le mani che ti tirano su senza chiedere spiegazioni. Sono la prova vivente che “la felicità è reale solo se condivisa”, come scriveva Christopher McCandless. Poi ci sono gli animali. I miei, quelli degli altri, quelli incontrati per caso. Sono lì con i loro occhi che non giudicano, con il loro modo semplice di ricordarmi che la presenza è un linguaggio. Risuona la frase di Milan Kundera: “La vera bontà dell’uomo si può misurare da come tratta gli animali”. E allora nella cassetta ci sono code che scodinzolano, fusa che sciolgono i pensieri, zampette che bussano alla porta del cuore. Sono la mia tregua, il mio respiro lento. C’è anche il mare. Sempre. Il mare che, come diceva Pessoa, “è il simbolo dell’impossibile”. E questo mi basta.